Il Gran Maestro
Fr∴ Antonio Cuomo

Balaustra Equinoziale di Primavera anno 2020 E.V.

A∴G∴D∴G∴A∴D∴U∴

“Sic Luceat Lucem”

MASSONERIA UNIVERSALE – COMUNIONE ITALIANA
LIBERTÀ – UGUAGLIANZA – FRATELLANZA

GRAN LOGGIA NAZIONALE DEI LIBERI MURATORI D’ITALIA (DISCENDENZA 1805)

IL GRAN MAESTRO

ORIENTE DI ROMA, ADDÌ 17 MARZO 2020 EV

A∴G∴D∴G∴A∴D∴U∴

Carissimi Fratelli, a Voi tutti ed ai Vostri cari Salute e Prosperità

In questo tempo di brusco distacco forzato dalle solite e solide abitudini quotidiane di ognuno, abitudini fino a pochi giorni fa (davvero pochi pochi pochi giorni fa…!) scontate e normali, ed abitudini che, come i passi del maratoneta, scandivano il tempo e sospingevano le ore ed i giorni, ci sentiamo smarriti.

Ci smarrisce l’impossibilità di darci la mano o abbracciarci, gesti naturali che a quel tempo di placida quotidianità, così lontano visto da questo tempo oscuro, davano sapore e colore. E ci smarrisce l’imprevedibilità, che imprevedibile era che tutto questo arrivasse (ma la vita cambia in un momento…), e imprevedibile è quando tutto questo finirà (e se riavremo mai la vita che avevamo…).

Ed anche per noi, Guanti e Grembiuli e Rituali riposti a portata di mano che dopo pochi giorni avremmo avuto un’altra Tornata, anche per noi, in pochi momenti, è apparso un tempo impensato ed impensabile di reciproco esilio e di inevitabile (ma necessaria…) sospensione dei Lavori.

Sembrava impossibile che accadesse, a noi da questa parte di Mondo perlomeno, che queste sono cose di altrove e sono cose di altri, poi però improvvisamente… All’improvviso siamo precipitati in davvero strani oggi, si succedono l’uno simile all’altro e

non si indovina il Domani (ma che sia presto!). All’improvviso le nostre città si sono fatte silenziose e vuote di persone, che sembra ferragosto, un irreale e prolungato dopopranzo ferragostano ma… non è ferragosto, e non è pomeriggio!

Eppure…

Eppure, anche nella notte più nera dell’anno, che è il tempo che noi sappiamo essere il Tempo di passare dal Lavoro alla ricreazione (ri-Creazione, che è Tempo d’Opera…), ogni volta che il campanile della notte batte un’ora in più, segna un’ora in meno ad arrivare al rinnovato giorno.

Ed anche nei momenti più bui in cui ogni possibilità sembra preclusa, ogni crisi ha la scelta impressa nel proprio nome (il nome delle cose…), e se si può scegliere è perché sono date altre occasioni.

E d’altra parte, Fratelli miei, ascoltando (e solo una grossolana superficialità potrebbe renderci sordi…) e guardando (e solo una approssimativa materialità potrebbe impedirci di vedere…), noi sappiamo indovinare l’Unità di cui, oltre ogni apparente dualità, siamo parte e che in sé tutto accoglie.

Così, a ben guardare, quando la notte le abbraccia nella sua calda oscurità, le città vuote di persone (e nessuno a cui chiedere la strada…) iniziano a riempirsi dello scintillio delle luci delle case, e dietro ogni finestra indoviniamo vita e calore: non siamo soli, non siamo più soli.

E a ben ascoltare, il silenzio sconosciuto (o dimenticato…?) che abbiamo la sorte di sperimentare riporta in superficie e libera nell’aria i suoni della Natura, quelli solitamente (e disgraziatamente) sovrastati dal chiasso dei nostri giorni, giorni “normali”, come cani alla catena (e tutto questo lo confondiamo con Vivere…).

A ben ascoltare, allora, l’inesplorato silenzio che abbiamo la ventura di indagare, ci svela il diapason ed il metronomo ai quali, da sempre (ma l’abbiamo dimenticato…) sono accordati i nostri suoni ed i nostri ritmi, il battito del cuore, il tempo del respiro, il volteggiare del pensiero, l’armonia delle parole.

La Natura è però indifferente ad ognuno di noi (ed è la cifra della sua salvezza), va adattando la rotta ai venti ed al mare, che solo l’andare è oggetto del contratto d’ingaggio e, dunque, non le interessa minimamente che qualche onda le possa far perdere parte del carico, tanto che neanche si cura di fissarlo, e poi lo spazio libero sarà riempito con altra merce in qualche porto.

Così, carico precario su una nave disinteressata alla nostra sorte, spetta a noi (a tutti noi) adoperarci perché, sorreggendoci gli uni con gli altri, gli squilibri individuali siano equilibrio collettivo. Per restare sul ponte, per continuare ad andare…

E noi, che siamo tra i tutti, siamo anche Massoni (almeno così ci diciamo…), e allora questo tempo che viviamo, apparentemente vuoto e silenzioso rispetto alla pienezza

(o all’eccesso…?) ed al rumore (o al tumulto…?) dei giorni che, fino all’altro giorno, abbiamo lasciato scivolare via (credendo fosse Vivere…), questo tempo di smarrimento e dolore (e non indistinta e confusa angoscia, ma rispettoso timore, e la cura che metteremo nell’agire sia riparo e rifugio…), questo tempo che è già tempo di coraggio e che sarà (e lo sarà!) tempo di sollievo, questo tempo possiamo far sì che sia, e con l’esempio lo sia per tutti, un tempo di opportunità e di consapevolezza.

Perché se lasciamo che le città silenziose e vuote di persone di questo tempo (apparentemente…) buio ci parlino, se ascoltandole riaccordiamo le nostre Vite ai suoni della Natura, se fidandoci delle piccole luci che brillano nell’oscurità affidiamo la rotta ad esse (ed ogni faro è dapprima stata una piccola luce agli occhi del marinaio) potremmo scoprire che…

Potremmo (possiamo!) scoprire che, pur rallentando i ritmi del quotidiano, possiamo continuare a fare ed a dare come ieri e magari (anzi, probabilmente…) meglio e di più, con cura, interesse, premura, attenzione, riguardo, le tessere che avevamo perso, eccole qui, sono sempre state qui, finalmente potremo completare il puzzle della foto in cui tutti insieme, proprio tutti, sorridevamo al sole.

Potremmo (possiamo!) riscoprire la bellezza che abbiamo intorno, camminarci dentro ed invitare altri a camminare, respirarla, farne esperienza per averne memoria e rifletterla (finalmente!) in ciò che siamo e facciamo.

Potremmo (possiamo!) riscoprire l’amore dei nostri cari e l’affetto degli amici, i piccoli gesti e le parole accennate che scaldano il cuore e danno senso alla parola insieme, la gentilezza e l’armonia.

E potremmo (possiamo!) riscoprire la forza della tolleranza, che lì dove punta il nostro indice, a mostrare biasimo ed erigere censura, è la parte non risolta di ognuno di noi, ed ognuno ri-conosce nell’altro ciò che, pur non ammettendolo, già conosce di sé.

E potremmo (possiamo!) riscoprire il piacere dell’ascoltare, non noi stessi (che tanto sappiamo cosa abbiamo da dire…) ma l’altro, gli altri, tutti, ricominciamo a dialogare, parlando se abbiamo da dire e tacendo se no, esorcizziamo la miseria dei preconcetti e la infondatezza dei pregiudizi, riscopriamo che c’è ricchezza nelle idee di ognuno.

Potremmo? Possiamo! E non basta, siamo Massoni, dobbiamo!

In questo tempo che ci si mostra cupo, dobbiamo dunque testimoniare che queste città vuote di persone e (apparentemente…) silenziose parlano, lo fanno con i suoni della Natura, e ad essi possiamo riaccordare le nostre Vite.

E dobbiamo testimoniare che in questo tempo (apparentemente…) buio, piccole luci che brillano nell’oscurità ci indicano la rotta sicura (che ogni faro è dapprima una piccola luce agli occhi del marinaio).

E dobbiamo, ora che siamo in questo tempo oscuro, adoperarci al nostro meglio e di

più se tra coloro chiamati a fare (e chi tra noi può, faccia, e a chi già fa, grazie!), oppure trattenerci ed attendere se il nostro agire fosse al momento inopportuno, superfluo o, peggio, dannoso (che strano tempo è questo, che l’inazione assume valore…).

Ma anche attendendo, se tra coloro a ciò chiamati, possiamo e dobbiamo testimoniare che, riaccordate le Vite ai suoni della Natura, ci riconosciamo nelle piccole luci che brillano in città, e basta avvicinarle ed è diffusa luminosità e chiarore, quasi a far giorno. Ognuno una piccola luce tra le altre, tantissime, altre piccole luci, e quale differenza le separa? E quale lontananza le divide?

E allora, vicine e uguali, ogni luce può dare luce alle altre, non importa quanta, non importa chi, che è tutta identica luce a chiamare il nuovo giorno.

Fratelli miei, dunque diamo, in libertà per quanto possiamo e in libertà a chi crediamo, senza innalzare insegne o accampare paternità, che siamo uomini del fare e non dell’apparire, e sia gioia di azione disinteressata e orgoglio di discrezione (ed è Tradizione…). Vi chiamo, Fratelli miei, ad un Tronco della Vedova straordinario, Loggia per Loggia, ed ogni Loggia decida a quale struttura o per quale fine devolvere le somme raccolte, e che siano piccole o grandi non importa, tante luci insieme fanno luminosità diffusa e chiamano il giorno!

Dobbiamo, perché ci diciamo Massoni. E però dirsi Massoni non basta, occorre fare, ma per fare occorre essere consapevoli, che chi non è consapevole non crede, e chi non crede non può. E non è.

Anche perché dopo questo tempo oscuro niente più potrà (e dovrà!) essere come prima (che già negli oggi del tempo oscuro che è molto è diverso da come era ed il resto sta cambiando).

Così, dopo questo tempo oscuro non sarà più il tempo delle tiepidità ma il tempo del fare, o dentro o fuori, rimbocchiamoci le maniche, o dentro o fuori, buttiamoci (finalmente!) e lasciamoci andare.

Dopo questo tempo oscuro non sarà più il tempo dei personalismi, dei protagonismi, della prepotenza, dell’arroganza, o dentro o fuori, e non sarà più il tempo dell’ego, tronfio nulla mischiato con niente, ma quello del noi, il tempo della Comunione, dell’essere insieme, dell’essere tutti.

O dentro o fuori!

Si può, se ci diciamo Massoni. Dobbiamo, se siamo Massoni. Questo tempo oscuro passerà, Fratelli miei.

E sarà una bella Italia quella che vedremo, che è già una Italia bella questa che ci si mostra agli occhi, un’Italia dalla quale tutti possiamo e dobbiamo prendere esempio,  un’Italia che ci entusiasma e ci dà speranza.

E sarà una bella Europa (o non sarà…) ed un Mondo migliore che emergerà (forse, e nonostante alcuni, se tutti faremo la nostra parte…) dalle acque limacciose dell’egotismo dei leader e dell’egoismo delle nazioni, dalle paludi dell’interesse di pochi e del disinteresse dei più.

L’oscurità di questo tempo presto (speriamo…) comincerà a svanire e lascerà il passo ad un chiarore dapprima appena accennato, che riconosceremo come il tempo che noi sappiamo essere il Tempo, dopo la ri-Creazione, di prepararci per tornare al Lavoro.

E quanto di questo tempo oscuro è già stato e quanto ancora avrà da essere, noi piccole luci tra tante nel silenzio delle città, valga ad avvicinarci alla Luce.

Abbiate cura di ognuno di voi, Fratelli miei, dei vostri cari e di tutti.

Ad Orientem Romae in Valle Tiberina
sub caelo inclinationi 41° 87’ 85” septentrionalis et longitudini 16° 16’ 85” orientis
in die XVII mensis I in anno (VI)XX Verae Lucis

IL GRAN MAESTRO
ANTONIO CUOMO

“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio… Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”.

(Haruki Murakami)